Glamour

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Siamo in Scozia, verso l’inizio del XVIII secolo: emerge la parola glamour, o glamor, col significato di ‘magia, incantesimo’. Con tutta probabilità si tratta di un’alterazione dell’inglese grammar.
Le complesse sottigliezze della grammatica hanno suggerito un’estensione del significato del suo nome: già in latino medievale il suo omologo veniva usato come sinonimo di dottrina, in particolare nel descrivere dottrine magiche ed esoteriche.
A portare alla ribalta questa parola all’inizio del secolo successivo, determinandone il successo popolare, fu Sir Walter Scott (l’autore di Ivanhoe): in pieno Romanticismo, si rivelava una risorsa davvero interessante per descrivere atmosfere fatate e misteriose.
Nei decenni successivi il glamour scavò poi il riferimento alla bellezza femminile – una bellezza fascinosa, charmant, che opera un incanto di seduzione. Finché nel XX secolo si ridusse alla generica attraenza propria di persone particolarmente celebri, in vista e ammirate.
Tornando in Italia, la chiave di volta di questo arco di significati è formidabile: sfogliando giornali e leggendo articoli ci si accorge che nessuno ha idea di che cosa ‘glamour’ voglia dire. Non ha dei significati precisi. Non ha nemmeno una categoria grammaticale precisa. Si può dire che venga usato come sinonimo di ‘fascino’ o ‘fascinoso’ – il che avrebbe etimologicamente senso – ma in realtà ci troviamo dentro significati ben diversi. Glamour è alla moda. Glamour è bello. Glamour è esclusivo. Glamour è elegante. Glamour è lussuoso. Glamour è sensuale…….